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37,3° – lui muore, lei resiste

// Marlene Erschbamer //
© rawpixel
Quando è malato lui
Lui è malato. Non “un po’ indisposto”. Malato. Il corpo lo abbandona, la voce scende di tre ottave, il divano diventa letto di degenza e il telecomando un presidio medico essenziale. Ogni sintomo viene annunciato: “Credo di avere la febbre” (misurata una sola volta, nel momento più favorevole). “Non mi sento per niente bene” (traduzione: non posso fare nulla, inclusa qualsiasi attività che non preveda stare fermo). Il raffreddore maschile è epico, narrativo, condiviso. Ha bisogno di testimoni, conferme, tisane, coperte, brodo, silenzio e – soprattutto – attenzione.
Quando è malata lei
Lei ha l’influenza. E mentre ce l’ha: va al lavoro (“tanto è solo un po’ di febbre”), organizza la giornata, risponde ai messaggi, prepara da mangiare (magari anche per lui). Se dice “non sto tanto bene” significa che probabilmente sta molto male, ma ha deciso di non disturbare. La malattia femminile è efficiente, silenziosa, multitasking. Se si sdraia sul divano senza fare nulla, non è una scena: è una dichiarazione di emergenza.
Il paradosso
Statisticamente, le donne convivono più spesso con dolore cronico, disturbi ormonali, malesseri ciclici. Eppure, sono socialmente addestrate a minimizzare, a tirare avanti, a non fare troppo rumore. Gli uomini, invece, sono culturalmente autorizzati a fermarsi quando il corpo lo impone – e quando succede, lo fanno sul serio.
Conclusione (quasi scientifica)
Forse non è vero che gli uomini soffrono di più. Forse sono solo meno allenati. E forse le donne non sono più forti: sono solo abituate a non potersi permettere di esserlo meno. Quando lui è malato, il mondo si ferma. Quando lei è malata, il mondo va avanti lo stesso. Quindi, nel dubbio, la prossima volta che qualcuno dice: “È solo un raffreddore” chiediamoci: di chi stiamo parlando?

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Corpi informati, comunità più sane

// Cristina Pelagatti | Centaurus //
MST in aumento e disinformazione diffusa: il consultorio AIED come spazio sicuro di educazione, ascolto e prevenzione
Ambulatorio ostetrico AIED dove si fanno i colloqui individuali su contraccezione e malattie sessualmente trasmissibili © Francesca Fiocco© Francesca Fiocco
Investire nell’educazione sessuale e affettiva dei giovani significa investire in salute pubblica. Questo è uno dei principi che guida l’attività dell’AIED di Bolzano, impegnata in progetti di educazione affettiva in alcune scuole della città che, oltre ad incontri con psicologi e ostetriche, prevedono la visita al consultorio familiare di Corso Italia 13M. “Mostrare il consultorio è un modo per far capire che esistono luoghi sicuri e gratuiti dove ricevere informazioni e supporto da operatori specializzati. Il nostro è un consultorio laico, non influenzato da credenze personali ma solo da quanto previsto per legge”, spiega Francesca Fiocco, ostetrica dell’AIED. I temi principali su cui vertono gli incontri, dopo la visita all’ambulatorio ginecologico, sono la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e la contraccezione. “Di MST sanno poco o niente, sia alle medie che alle superiori. A volte conoscono il papilloma virus, per via della vaccinazione, ma solo in relazione al tumore al collo dell’utero, ignorando che riguarda anche gola, ano e pene. Usano AIDS e HIV come sinonimi. Non sanno che i rapporti orali comportano rischi, che molte MST sono asintomatiche e che, se non curate, posso portare problemi di infertilità. Molti pensano che le MST riguardino soprattutto le donne e i ragazzi spesso non sanno nemmeno cosa siano un urologo o un andrologo”. Anche sulla contraccezione le conoscenze sono limitate. “Offriamo un servizio di consulenza per la contraccezione in cui presentiamo i metodi di barriera, come preservativo e preservativo orale (dental dam), spiegandone il corretto uso e la corretta conservazione, chiarendo che non esiste un metodo valido per tuttə, che la scelta più sicura è l’associazione tra metodo barriera e terapia ormonale e che se si decide di rinuciare al preservativo in un certo periodo della vita è necessario testarsi. Il nostro obiettivo non è indurre a fare sesso o spaventare ma favorire esperienze consapevoli e serene. Dai 14 anni in poi, per legge, i ragazzi sono responsabili della loro salute riproduttiva: è sia una grande possibilità che una responsabiltà. Ma emerge una percezione del rischio molto bassa”. In consultorio arrivano per lo più le ragazze, i ragazzi vengono in coppia o come supporto. “Ci capita che vengano con sintomi e ci chiedano informazioni, se ci dicono che hanno avuto rapporti non protetti, offriamo la possibilità di test per MST locali (clamidia, micoplasma, gonorrea, gardnerella, candida) e non è così raro che in ragazze molto giovani si trovino queste infezioni. Le MST sono in aumento nei giovanissimi e lo vediamo nella pratica quotidiana. Il consultorio offre consulenze e visite, anche senza appuntamento e dai 14 anni è possibile accedere senza il consenso dei genitori. “Noi invitiamo i genitori a venire da noi; non vogliamo sostituirci alle famiglie ma essere di supporto. È difficile il ruolo dei genitori, molti ragazzi coi genitori non vogliono parlare e spazi come il nostro diventano fondamentali”.
Contatti AIED
Consultorio Familiare AIED-Sezione Andreina Emeri
Corso Italia, 13M – 39100 Bolzano
T. +39 0471 979 399
info@aiedbz.it
consultorioaiedbz@pec.it