Herstory

“Sottrarsi all’incubo dei pregiudizi e dell’ignoranza e alla valanga opprimente della superstizione” l’alpinista Carolina Palazzi-Lavaggi

// Ingrid Runggaldier | Frauenarchiv //
Alla fine dell’800 Carolina Palazzi-Lavaggi incoraggia le ragazze a uscire dalla prigione delle loro case e ad andare in montagna per scoprire che le bellezze della natura e le capacità del proprio corpo generano un beneficio non solo per la propria salute ma per la società intera.
Tessera della Sezione del CAI di Torino di Carolina Palazzi-Lavaggi © Museo Nazionale della Montagna CAI, Torino
(IT) Agli albori dell’alpinismo le donne che andavano in montagna rappresentavano una ben piccola minoranza tra gli alpinisti e quelle fra loro che ambivano a essere le prime sulle cime più alte delle Alpi erano delle vere e proprie eccezioni. Tra le pioniere vi furono soprattutto alpiniste inglesi, tedesche e austriache, ma anche italiane. Fra tutte, spicca la figura di Carolina Palazzi-Lavaggi. Non sorprende tuttavia che di lei, come di tante altre delle prime alpiniste, si sappia ben poco: la sua nascita a Genova risale probabilmente intorno al 1840. Dopo il matrimonio con Luigi Palazzi Trivelli nei primi anni del 1860 la coppia si trasferì con i primi due figli vicino a Torino dove Carolina aveva ereditato dei terreni e dove in seguito nacquero altri quattro figli. Peraltro a Torino Carolina Palazzi-Lavaggi iniziò un’assidua attività alpinistica.

(IT) La contessa Carolina Palazzi-Lavaggi fu infatti un’appassionata alpinista e socia del CAI di Torino sin dai primi anni della sua fondazione. Ebbe il merito di andare per monti in un’epoca in cui le montagne non erano ancora solcate da una fitta rete di sentieri ben segnalati e attrezzati da rifugi-albergo. Fu inoltre la prima turista – come lei amava definirsi – a conquistare la cima del Moncimor, l’odierna Punta Gialin al Gran Cimone nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, nel 1879 e la prima donna a raggiungere la cima dell’Etna nel 1880.

(LAD) Ora de chël merita Carolina Palazzi-Lavaggi de unì lecurdeda dantaldut coche una dla prima scritëures tla Talia y tl’Europa che à scrit de si esperienzes a jì su per mont. Si liber "Ricordi Alpini", publicà dl 1890 a Torino, ie n pitl giuel dla leteratura alpina. L’autora conta te chësc liber de n valguna de si arpizedes y jites su per i crëps y la ti dà na udleda ala storia dl alpinism, dantaldut a chël feminil, auzan ora la bona fazion che l’arpizeda à per la jëunes.

(LAD) Ma Carolina Palazzi-Lavaggi ova bele n valgun ani dant, ai 14 d’auril dl 1882, tenì na cunferënza dal titul “Le donne alpiniste” pra la Sezion dl CAI de Torino. Te si referat rejonela dan a n publich mescedà de ëi y ëiles y la cunstatea cun desplajëi che la mutans da ntlëuta ie n generel ndeblides dal’anemia pervia che les se muev true’ massa puech ajache si educazion ne curespuend nia ai bujëns de si svilup fisich:

(IT) “In Italia le occupazioni solite di una ragazza sono il ricamo, un po’ di musica, un po’ di disegno, qualche lettura e qualche bisogna domestica. Di tutto quel mondo aperto e brillante che vive ai raggi del sole, fra l’ombre delle piante, l’ondeggiare delle correnti, dalle rupi coperte di splendido manto bianco, nulla assolutamente.” Y la va inant:
“Libera dalla tutela materna, la fanciulla non passa allo stato maritale che per continuare con poca varietà una vita uniforme e malsana. La casa, il teatro, le conversazioni, i balli, ed in estate i bagni di mare. Ecco il suo mondo.”

(LAD) Per Carolina Palazzi-Lavaggi ie chësc na gran mueia y la sotrissea che ch’sta burta situazion muessa unì mudeda sibe per l bën dla jëunes nstësses sibe nce n previjion de na sozietà miëura. Dantaldut toca la spartizion rigurëusa di rodui danter ëi y ëiles, che nfluenzea negativamënter la vita dla junëza, da unì tëuta y tres pervia che la ie determineda da pregiudizies y superstizions che ie tan de dann dantaldut per la mutans:

(IT) “Si cerchi di uscire dalla convenzione per entrare nella realtà, si abbandoni il sistema della prigione morale e materiale per abituare la donna ad una indipendenza ragionevole, e questo sarà un mezzo per fortificare la generazione che verrà dopo di noi.”

(DE) Als privilegierte adelige und somit der höheren Gesellschaftsschicht angehörende Frau war Carolina Palazzi-Lavaggi in der Lage, Frauenrechte einzufordern, von denen Arbeiterinnen nicht einmal träumen konnten. Dennoch genügten ihr die sogenannten Annehmlichkeiten des Lebens nicht, weil diese sie ihrer Meinung nach in den Fesseln der gesellschaftlichen Konventionen hielten und ihr die Freiheit selbstbestimmt zu leben, vorenthielten. Sie wollte frei atmen können, die Schönheit der Berge erleben und spüren, was ihr Körper beim Aufstieg zu den verschneiten Gipfeln imstande war zu leisten und dabei glücklich sein:

(IT) “Lassù tutti i muscoli, tutte le fibre del corpo sono in moto; la respirazione per la salita si fa più frequente; la circolazione del sangue accellera; il calore si diffonde sino alle estremità; il sudore gronda; sembra momentaneamente una sofferenza; ma il formidabile appetito che ne succede, per cui ogni rozzo alimento riesce squisito, dimostra che l’organismo ne ha beneficiato.“

(DE) Deshalb forderte sie die bei ihrem Vortrag im Saal anwesenden Männer auf, ihre Töchter und Ehefrauen mit in die Berge zu nehmen und aus dem Bergsteigen eine allgemeine Familiengewohnheit zu machen: Indem Mann und Frau sich besser kennenlernen würden, könnte das Verhältnis zueinander, das heißt zwischen den Geschlechtern und zwischen Jung und Alt, nur an Qualität gewinnen. Den anwesenden Frauen hingegen verhieß sie:

(IT) “E voi, o Signore, siate certe che i disagi della vita di montagna vi saranno largamente ricompensate dalla vista di panorami sublimi, dalla soddisfazione di aver vinto difficoltà che prima credevate insormontabili e più ancora dall’aver contribuito al benessere fisico e morale vostro e dei vostri figli.”

(DE) Carolina Palazzi-Lavaggi war eine der ersten Frauen und wohl die erste in Italien, die sich eingehend mit dem Frauenbergsteigen befasste und der es ein Anliegen war, das Bergsteigen als sportliche Tätigkeit unter den Frauen schreibend und in Vorträgen zu propagieren.
© Manuela Tesoro
Ingrid Runggaldier - Archivio delle donne di Bolzano / Frauenarchiv Bozen / Archif dl’ëiles de Bulsan

Editorial

Rollen - Ruoli

Sie prägen unsere Entwicklung, unser Verhalten, unsere Lebensentwürfe: Rollenbilder. Was aber, wenn wir gesellschaftlichen Erwartungen nicht entsprechen, traditionelle Muster überwinden, aus der Rolle fallen? In dieser ëres-Ausgabe zeigen wir Menschen, die vermeintlich ungewöhnliche Rollen innehaben, die ungeachtet aller konventionellen Maßstäbe ihren eigenen Weg gehen, die Schranken durchbrechen, Zuschreibungen hinter sich lassen und „ihr Ding machen“. Dass das bei Weitem nicht immer einfach ist, davon erzählen diese Frauen (und ein Mann) in unserer Titelgeschichte.
Es geht in dieser Ausgabe jedoch nicht nur um die schönen Seiten des Frau*-Seins, sondern auch um die Hindernisse, Vorurteile und Hürden, denen wir immer wieder begegnen – im Alltag und nicht zuletzt im Berufsleben. Dass Frauen und Männer bis heute für gleiche Arbeit nicht gleich bezahlt werden, ist eine Ungerechtigkeit, die wir nicht akzeptieren können. Anlässlich des Equal Pay Days am 17. April gilt es einmal mehr, aufzurütteln und auf diesen Missstand und all seine Folgen – Stichwort Altersarmut – aufmerksam zu machen.

Wir wünschen Ihnen eine gute Lektüre, Maria Pichler - Chefredakteurin