Teatro la Ribalta
Culturalmente necessario
Le radici di un teatro moltiplicatore di differenze

© Marzia Rizzo
Come nasce uno spettacolo teatrale? Da un testo, da un'idea, da un personaggio? Per Paola Guerra, regista, direttrice e cofondatrice della compagnia “Teatro la Ribalta – Kunst der Vielfalt”, nasce prima di tutto da una domanda. Da un'immagine che continua a tornare, da un'intuizione che chiede tempo per maturare e dall'incontro con le persone che quella storia la porteranno in scena.
Un ribaltamento di prospettiva
È un processo lungo, fatto di ricerca, confronto e trasformazioni continue. “Lo spettacolo cresce con loro", racconta Paola riferendosi agli attori e alle attrici della compagnia. Il “Teatro la Ribalta”, nato a Bolzano oltre vent'anni fa, è oggi una realtà unica nel panorama italiano: una compagnia professionale composta da attori e attrici con disabilità, assunti come professionisti dello spettacolo. Un aspetto su cui Paola insiste con decisione: non si tratta di un laboratorio terapeutico, ma di un lavoro vero, che richiede studio, disciplina, fatica e responsabilità. Il teatro non è cura nel senso tradizionale del termine. “Semmai”, dice, “sono loro che curano me.” Un ribaltamento di prospettiva che attraversa tutta l'esperienza della compagnia. L'idea iniziale di uno spettacolo non è mai un progetto chiuso, ma prende forma durante il lavoro quotidiano, modificandosi attraverso prove, improvvisazioni e relazioni. Anche il dialogo creativo con Antonio Viganò, direttore artistico e cofondatore della compagnia, nonché suo marito, segue questa logica: lei porta materiali, immagini e suggestioni; lui li ricompone drammaturgicamente. “Litighiamo continuamente”, sorride Paola, “ma è proprio così che funziona il nostro lavoro.”
La forza del desiderio
Tra i prossimi progetti in scena da dicembre c'è Cenerentola, una fiaba che Paola definisce “la storia femminile per eccellenza.” Il riferimento è la fiaba dei fratelli Grimm, dove non compare una fata madrina bensì la madre morta, presenza silenziosa che accompagna la protagonista nel suo percorso. Il centro della storia non è il principe, ma il desiderio. Il desiderio di uscire dall'ombra, di andare al ballo, di trovare il proprio posto nel mondo. Cenerentola attraversa il buio della cenere senza ribellarsi, ma senza nemmeno rinunciare a sé stessa. È un cammino verso la luce e verso la propria identità. Anche la celebre scarpetta assume un significato diverso. Non è l'oggetto che permette di conquistare un uomo, ma il simbolo della ricerca di qualcosa che sia davvero fatto per sé. “Le sorellastre si tagliano i piedi pur di entrarci”, osserva Paola. Cenerentola, invece, trova la scarpa che le appartiene. È un'immagine potente dell'autenticità, soprattutto femminile: non adattarsi a un modello imposto, ma riconoscere la propria misura.
Il femminile oltre gli stereotipi
Questa riflessione attraversa anche il lavoro della compagnia. Le attrici non vengono mai rinchiuse nei ruoli della dolcezza, della fragilità o della vittima. Al contrario, l'idea è rompere gli stereotipi: interpretare anche personaggi scomodi, ambigui, perfino cattivi. “Possiamo attraversare tutti i sentimenti”, spiega Paola. Per questo, nella nuova produzione, le attrici interpreteranno le sorellastre, mentre il ruolo di Cenerentola sarà affidato a una danzatrice professionista. Una scelta che ribalta le aspettative e restituisce alle interpreti tutta la complessità dell'essere umano. Il femminile, però, al Teatro la Ribalta non riguarda soltanto ciò che accade in scena. Riguarda anche chi costruisce gli spettacoli. Paola sottolinea con orgoglio la presenza di una tecnica luci altamente specializzata, figura ancora poco frequente in un settore tradizionalmente maschile, e racconta un modo di lavorare profondamente condiviso, dove regia, musica, tecnica e organizzazione convivono senza rigide gerarchie. In fondo, conclude, il teatro nasce sempre dalla stessa domanda: “Chi me l'ha fatto fare?” Una domanda che ogni artista, prima o poi, si pone. La risposta non arriva con le parole, ma con il fatto di continuare, ostinatamente, a salire sul palcoscenico per raccontare una storia, per un atto politico, per poter essere una parte del teatro e non un teatro a parte. www.teatrolaribalta.it/calendario.
